A seguito del primo emozionante webinar sull’esercizio dei 108 Rifugi proposto martedì 21 Giugno, sento il bisogno di condividere alcune riflessioni sparse, tutte importanti, nate proprio dalla condivisione accaduta durante il webinar stesso.
Dunque inizio subito su una riflessione sull’importanza della condivisione.
Una ricchezza inaspettata
Partecipare a incontri, sessioni e corsi di gruppo ci permette di avere la preziosa opportunità di arricchirci grazie allo scambio di riflessioni, pensieri e informazioni che si crea durante questi momenti.
Basta una domanda, una parola, un concetto già conosciuto espresso in maniera nuova…e l’ispirazione può celarsi dietro l’angolo. L’insight che, in un istante, ci rivoluziona la vita.
La performance non esiste
Nell’esercizio dei 108 Rifugi non esiste un Rifugio migliore dell’altro. Esistono solo diversi Rifugi che, a seconda del momento, ci risulteranno più o meno adatti, più o meno sfidanti, più o meno accoglienti.
Ma nessuno mi rende più forte, più brava o più avanzata. Mi dà “solo” l’opportunità di stare con il mio respiro, in quel momento, e donarmi l’opportunità di entrare in contatto con il mio presente – così profondamente interconnesso a tutto il resto del Sistema Terra.
Non pratico questo esercizio per provare qualcosa a qualcuno, né a me stessa. Non pratico la mindfulness per queste ragioni. Bensì, per stare. E basta. Farmi questo regalo, di spazio e di tempo, dove non esiste nient’altro che quel presente.
E quindi non esiste una pratica migliore o peggiore: esiste solo la tua pratica, che si adatta al tuo bisogno, al tuo sentire e al momento di vita che stai attraversando.
Non dobbiamo passare di livello. Non è una corsa, non c’è un traguardo.
Al contempo, la performance non deve diventare l’assenza della stessa: è legittimo chiedersi come stia andando; è legittimo ripercorrere i propri appunti per vedere cosa è cambiato; è legittimo osservare il proprio percorso e da esso imparare.
È come dare un abbraccio a me stessa. Quando abbraccio qualcuno, non lo faccio con secondi fini, per arrivare da qualche parte, o per performare l’abbraccio perfetto. Non sto lì a pensare qual è il modo migliore per abbracciare. Semplicemente dò un abbraccio, faccio un gesto d’amore. E in questo caso mi abbraccio da sola.
Ogni momento di mindfulness non è altro che la voglia di darmi un qualcosa che può essere un rifugio, un dono, l’opportunità di fare esperienza di questo momento presente. Con la tranquillità di non dover arrivare da nessuna parte se non qui: eccomi, ci sono già! Devo solo prenderne consapevolezza.
Tutti possiamo meditare. Tutti possiamo fare mindfulness. Tutti respiriamo. Tutti abbiamo un momento presente. Tutti ci siamo già.
Posso essere allenata quanto mi pare, sarò sempre una principiante
Quanto detto è vero anche perché, per quanto io possa essere allenata, meditatrice incallita, praticante di mindfulness da 6 ore di pratica al giorno, se oggi ho la febbre a 39 e ho appena ricevuto una pessima notizia, per quanto la mia competenza sia sicuramente alta, magari il Rifugio di cui avrò bisogno sarà diverso da una giornata con un buon stato di salute, o nessuna pessima notizia (e in questo la Curva dell’Efficacia Personale può aiutare moltissimo).
Ecco perché è importante tenere una mente del principiante, cioè una mente che non si aspetta nulla sulla base di com’è andata ieri o di quello che vorrebbe che fosse il domani, ma che semplicemente osserva lo stato delle cose presente e le accetta per come sono, in questo momento, senza giudicarle e magari lasciandosi sorprendere dalle stesse.
Lasciamoci sorprendere
Per lasciarci sorprendere dobbiamo prendere le distanze soprattutto dal pregiudizio. Se io arrivo con un’idea preimpostata di come andranno le cose, probabilmente mi perderò una gran bella fetta della mia esperienza reale, che non vivrò “senza filtri”, ma con un bel paio d’occhiali blu-pregiudizio che altereranno ogni colore, o per ansia, o per disappunto.
Una sorpresa, per avvenire, ha bisogno di spazio, tempo, ma soprattutto di nessuna aspettativa.
Perché focalizzarsi sul presente è considerato di per sé un traguardo, come se fosse una cosa positiva, che fa bene?
È Samanta a farmi questa domanda bellissima, ricca di spunti.
“Mi viene da dirti che forse, più che parlare di traguardi e obiettivi, si tratta più di un riappropriarsi di una condizione che ci appartiene per natura: quella di vivere nel momento presente, che è l’unico momento di cui noi possiamo effettivamente fare esperienza”, le rispondo.
Fare esperienza del proprio presente è farsi il dono di toccare la propria vita con tutti i propri sensi e il proprio sentire. Mi dò la grande opportunità di entrare in contatto con me stessa. Di godere appieno della mia vita, che esiste ed è qui, ora.
E se io mi sto prendendo cura del mio presente, mi sto prendendo cura anche del presente futuro. Ma non solo: mi sto prendendo cura anche del mio presente passato perché, attraverso una rinnovata/approfondita consapevolezza, posso fare esperienza di quello che è successo in passato sotto una chiave diversa, un nuovo punto di vista, una nuova percezione.
Dunque, più che un traguardo, è la profonda voglia di entrare a contatto con la mia esperienza, dandomi la grandissima gioia di poterla vivere appieno, con tutti i miei sensi. Anche se è spiacevole, anche se è caratterizzata da un dolore, da una sensazione fisica fastidiosa: il fatto stesso di poterne fare esperienza, mi dà la possibilità di vivere pienamente la mia vita.
Siamo tutti diversi
Nelle tante somiglianze e stati fisici che ci accomunano in quanto esseri umani, siamo comunque tutti diversi, con esigenze diverse e vite diverse. E per questo non esiste la pratica perfetta, lo standard che si adatta a tutti, quella pratica che, se non la fai, allora non vai bene.
Esistono solo scambio, sperimentazione e scelta.
Non dobbiamo uniformarci tutti allo stesso tipo di pratica. E se alcune pratiche non fanno per me, va benissimo così. Anzi, mi congratulo con me stessa per averlo compreso.
Non bisogna per forza provare piacevolezza
Linda racconta del suo “caffè di troppo” che l’ha un po’ sfidata nel trovare uno stato di rilassatezza durante una delle meditazioni guidate.
È stato uno spunto interessantissimo per riflettere sul fatto che, quando pratichiamo la mindfulness, l’obiettivo non è la rilassatezza o la piacevolezza. L’obiettivo è la presenza a sé stessi e la consapevolezza, anche di quel cuore che batte un po’ più forte, di quel disagio che oggi non mi fa stare ferma due secondi, di quella preoccupazione che proprio non mi molla.
Non ci sono sensazioni migliori di altre. Ci sono solo sensazioni.
Osservare, stare – e scoprire che posso scegliere di rapportarmi alla mia esperienza presente in modo diverso. Che magari può insegnarmi qualcosa. Che posso scegliere un’azione diversa, non giudicare, fare spazio, ascoltare e accedere a quella parte di me che si dona amore e cura, anche se nel dolore o con un cuore che batte un po’ più veloce del solito.
**A tal proposito, se si tratta di dolore cronico, ci sono tecniche di mindfulness apposite, che aiutano a convivere con questo stato, persino a trovare gratitudine e curiosità verso di esso, aiutando a diminuire molto i livelli di sofferenza causati da stati fisici di questo tipo (e di questo ne faccio io stessa esperienza diretta ogni giorno).
Facciamoci spazio, lasciamoci lo spazio per donarci quello che abbiamo e per ascoltarci, proprio come un rifugio.
Possiamo anche non praticare tutti i giorni
E il mondo non cascherà…e nemmeno noi! Sicuramente anche un minuto solo al giorno fa la differenza. Perché, minuto dopo minuto, riesco a creare una nuova abitudine che mi permetterà di stare sempre meglio.
Ma se anche per un giorno non dovessi riuscire, non me ne devo fare un cruccio, giudicarmi o pensare che allora ho vanificato tutto. Alla fin fine, posso quasi considerarla come una pratica informale quella di concedermi quel giorno di pausa dalla pratica formale, senza parlarmi contro o disprezzarmi.
Conclusioni
Innanzi tutto, grazie ancora a chi ha partecipato al workshop di martedì scorso e ha condiviso la propria esperienza, le proprie riflessioni e le proprie domande.
A questo punto non mi resta che invitarti al webinar delle 13:00 di Martedì 27 Giugno. Che possa essere un altro momento di nutriente crescita e gioia.
Nel mentre, se vuoi sperimentare un po’ l’esercizio dei 108 Rifugi, lo trovi qui!


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