Resto sempre molto affascinata dai modi di dire, dai detti popolari e più in generale da quelli che possiamo definire i “consigli delle nonne”. Questo perché dietro quei consigli è radicata l’esperienza del fare, c’è una pratica dietro, un qualcosa che si è ripetuto nel tempo, attraverso persone diverse, e che ha mantenuto la sua efficienza tanto da diventare un’icona. Qualcosa che è rimasto verde ed a cui possiamo chiedere supporto senza limiti spazio-temporali, quando ne urge la necessità.
Ce ne è uno che vorrei qui, oggi, spolverare e riportare alla luce per guardarlo sotto una nuova prospettiva. Vi ricordate il “se non riesci a dormire, figlio mio, conta le pecore”? L’ho provato un paio di volte da bambina e mai considerato un modo efficace per dormire, eppure, quando ho iniziato a praticare Yoga Nidra, lo Yoga del sonno, questa frase ha iniziato a suonarmi familiare e mi portata ad interrogare il detto. Vi è una fase nella pratica, infatti, in cui si chiede al praticante di contare. Cosa? Contare i propri respiri e farlo rimanendo completamente svegli.
Ma allora contare le pecore fa stare svegli o fa dormire? Secondo gli studiosi dell’Università di Oxford la tecnica di contare le pecore sarebbe inefficace e addirittura ritarderebbe il sonno di almeno una decina di minuti. Questa operazione matematica richiede infatti energia e concentrazione, e pertanto non aiuta a dormire. Nello Yoga Nidra c’è però una leggera differenza, non si chiede concentrazione, ma attenzione, presenza, consapevolezza verso l’oggetto, il respiro, che è già lì e che non deve essere creato dalla mente, nella mente. E soprattutto non è richiesto di dormire.
E allora perché la storia delle pecore? Mi chiedo.
Probabilmente per interrompere un pensiero compulsivo, ripetitivo, il rimuginio, e creare un pensiero neutro, noioso, che se non seguito ti fa cadere nella distrazione e poi nel sonno che è proprio quello che resistiamo nello Yoga Nidra, ma che bussa più volte alla porta durante la pratica.
Contare nello Yoga Nidra aiuta a rimanere presenti nel corpo, ad osservare la distrazione e a creare una strada verso il nostro interiore proprio perché la finalità è diversa. È come scendere una rampa di scale, un passo alla volta, con un corrimano, senza la fretta di finirla. Ti aiuta restare cosciente nel viaggio verso il subconscio. E ti da modo di accorgerti e di osservare la distrazione o il pensiero quando arrivano.
Quando ti rendi conto che non stai contando, ecco uno scorcio di consapevolezza, probabilmente sei salito su un pensiero o perso il filo della pratica. Quando ti rendi conto che stai contando e sei osservatore dei tuoi respiri, il sistema mente-corpo diventa più ricettivo alle informazioni e stai effettivamente camminando in quella che possiamo maldestramente definire meditazione. Quando invece il conteggio diventa troppo noioso arriva il sonno e puoi decidere di accoglierlo, se questo è il tuo scopo, o di restare sveglio e metterti nella condizione del ristoro, del riposo cosciente o sonno Psichico.
E qui mi avvalgo di un altro detto: Il letto si chiama rosa, se non si dorme si riposa. Che è uno degli effetti della pratica: un profondo riposo. Un’ora di Yoga Nidra corrisponde infatti al riposo di ben 4 ore. Per dormire bene e avere le energie necessarie per affrontare la veglia puoi continuare invano a contare le pecore o puoi sicuramente iniziare a praticare Yoga Nidra, una pratica che ti dà gli strumenti per vivere il sonno in modo rigenerativo.
So che sono sveglio, so che sto dormendo
Andando oltre le suggestioni e i modi di dire, c’è da sottolineare che la nostra vita e quella degli animali in generale è scandita dall’alternanza di due momenti: il sonno e la veglia. Questi due momenti sono fortemente reciproci, dormire male pregiudica una sana vita da svegli e viceversa, una vita frenetica o Stressata pregiudica una buona qualità del sonno. Questo può generare un Loop dal quale non riusciamo ad uscire. Lo Yoga Nidra ci aiuta a riprendere il nostro ritmo e può donarci gli strumenti per tornare a contattare il sonno e quindi ad equilibrare la veglia.
Questa pratica arriva in soccorso verso tutte quelle problematiche derivanti dallo Stress, il male del nostro secolo. Corriamo tutti molto velocemente, dormiamo poco e talvolta male. Non sappiamo come addormentarci e ci affanniamo per mantenere alte le nostre prestazioni. Soffriamo di dolori e fastidi cronici, spesso psicosomatici.
Lo Yoga Nidra ci traghetta in quel confine tra il sonno e la veglia. In quel limbo, in quella terra franca in cui il corpo è completamente rilassato e la nostra mente è attenta ad ascoltare passivamente le istruzioni che gli vengono fornite. Non è necessario interpretare, analizzare o concentrarsi, ma semplicemente lasciarsi cullare nell’immenso mare del nostro subconscio. Negli stadi iniziali di questa pratica è necessaria una voce guida. Nel tempo si può acquisire la metodologia e divenire completamente indipendenti nella guida. Si può praticare in 20 minuti, in 40 o dedicare un’ora alla pratica e si può fare ovunque e in ogni momento. In una pausa lavorativa, dopo un lungo viaggio, dopo ore di studio, un modo per ristorare e riposare il corpo e la mente e recuperare velocemente le energie.
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