Esseri immuni…o esseri umani?

Mindfulness Alice Bellini

Sono stanca e affaticata. E quando sono stanca e affaticata mi sento sbagliata e inadeguata. Il mio giudicarmi e giudicare schizza alle stelle e ogni cosa mi “trigghera” all’ennesima potenza.

Allora mi sento un fallimento: non dovrebbe essere così, tutta questa negatività non le dovrei sentire, tutta questa insofferenza – non è zen, non è mindful. Non va bene.

Un tempo, assumevo un comportamento estremamente distruttivo, chiedendo attenzione e supporto digrignando i denti e “tirando oggetti”. 

Ad oggi, a forza di allenarmi con la pratica, ho imparato ad aspettare, sapendo che prima o poi il punto di vista cambia, che la consapevolezza viene a galla e la risposta in linea con i miei valori e i miei reali desideri arriva sempre – ci posso contare, come un’amica carissima. Possiamo tutti fidarci sempre di questo ‘superpotere’, se scegliamo di farlo emergere.

Questo perché nella mindfulness e nella meditazione, come anche nelle altre pratiche che ci aiutano a trovare un equilibrio e un benessere stabile dal punto di vista psico-fisico, non c’è perfezione – né la sua pretesa.

Non diventiamo immuni alla tristezza, alla rabbia, alla frustrazione. Non diventiamo immuni all’irritabilità. Alla fin fine, siamo tutti un po’ quel monaco eremita che da anni vive da solo, meditando tutto il giorno nelle montagne – e si irrita quando un viandante lo interrompe, mentre lui cerca di raggiungere la famosa illuminazione. 

L’obiettivo non è quello. L’obiettivo non è necessariamente sentirsi bene, ma sentire bene quello che proviamo.

Mindfulness e meditazione ci aiutano infatti a riconoscere il nostro sentire e le nostre emozioni e farne esperienza senza farci sopraffare da esse. Ci aiutano anche a prendercene la responsabilità: capire che è un sentire nostro, che non dipende da nessun altro. Siamo noi che scegliamo di soffrire, invece che di trasformare il nostro dolore in un maestro, facendolo diventare un’opportunità di crescita.
Ci aiutano a verbalizzarlo in modo non-violento. E, laddove possibile, a lasciar andare quello che riconosciamo farci, voltandoci verso nuovi orizzonti – o semplicemente togliendoci da quell’esperienza. 

Accettare l’imperfezione è fondamentale per non cadere nella frustrazione della performance, che ci vorrebbe tutti guru di una vita meravigliosa, incredibile e illuminata. 

Il sentire negativo non è sbagliato o da allontanare: come ogni tipo di sentire, è importantissimo riconoscerlo, validarlo, ascoltarlo, provarlo e ringraziarlo. Senza considerarci persone meno valide perché proviamo sentimenti negativi.

E se ancora non ci sentiamo pronti ad accogliere il negativo, può intanto essere un primo passo quello di riconoscerlo e, invece che lasciarci travolgere, aspettare: la risposta in linea con i nostri valori arriva, sempre. 

Un esercizio che mi aiuta molto in questi momenti è fare il journaling della gratitudine. Ogni mattina e ogni sera appunto su un quadernino almeno 3 cose di cui sono grata. 3 cose belle che mi sono capitate. O 3 cose che mi rendono fiera di me. Anche una frase brevissima va bene. Meglio se inizia con “sono grata/o per”, “sono felice di”, “sono soddisfatto/a di” etc. E poi durante il giorno, all’occorrenza, me le rileggo.

E tu, hai mai provato?

Lascia un commento