Mi sono spesso sentita dire che rinunciare a un acquisto era una privazione.
Rinunciare a un vestito, a un paio di scarpe, a uno smalto, ad un gadget. No, scusami, all’ennesimo esempio di tutto questo.
“Ma no dai, grazie, non mi serve”, ho lasciato andare dopo un primo momento di tentazione – perché certo, ovvio che c’è il momento di tentazione! E sono tanti, spesso anche molto persuasivi.
“E vivi un pochetto!”, mi sono sentita rispondere.
Eppure, non hai idea dell’immensa sensazione di libertà nel riuscire a non comprare quell’oggetto così inutile. Quell’ennesima cosa che, in realtà, davvero non mi serve.
Che profonda soddisfazione ho provato nel non cedere a una trappola che leva soldi, felicità e forza di volontà. Nel non dare un mio pezzettino di vita a quella cavolata inutilissima che stava in vetrina, su un qualche sito, o su qualche scaffale di un qualche supermercato.
È una vera e propria vittoria, una scelta che sento mi arricchisce e che non sa in nessun modo di rinuncia. Perché a posteriori, quando quell’attimo di “ah come lo vorrei” passa, mi sento lieta di non aver buttato via i miei soldi (ovvero il mio tempo). Di non aver ceduto all’inutilità.
È la stessa gioia del non aver ceduto a un’abitudine poco salubre, a una persona che mi fa male, a un qualcosa di tossico che poi mi lascia spompata e piena di rimorsi – forse anche stracolma di giudizi negativi e impietosi verso me stessa.
Per me la vita è altro. In questo senso, esplorare a fondo me stessa, guardare negli occhi le cose che non mi fanno sentire a mio agio e approfondire la mia consapevolezza sono un alleato davvero fondamentale per far fronte alle minacce del sentirmi diversa, giudicata o poco piacevole.
Ad esempio, quando ricevo commenti come quelli di cui parlavo poco fa, in un primo momento mi sento noiosa, fuori posto, bacchettona. “Oddio, non so concedermi nulla, non so godermi la vita”.
E solo la consapevolezza mi aiuta, ricordandomi “ma perché, per te spendere tempo e soldi su questa cosa è vita?”
“Ah no, certo. Grazie per il reminder!”
E mi sento libera.
Come gli altri giustificano i propri acquisti, questo non sta né a me né a nessuno giudicarlo. Il grado di necessità di una cosa è soggettivo.
Quello che però so è che il mio era del tutto sballato – e quando ho iniziato a dare profondo valore al tempo (che non ho la più pallida idea di quanto sarà), mi sono liberata di tanti valori che, in realtà, non valevano proprio nulla.
Quel vestito era bello, per carità, ma quanto è più bello vivere un pochetto!
Esercizio
Questa settimana, quando stai per fare un acquisto (di qualsiasi tipo), fermati un momento e chiediti se davvero ti soddisfa e va a colmare un tuo bisogno, oppure se è solo una voglia momentanea. Per valutare se è qualcosa che vuoi davvero, ad esempio puoi prendere in considerazione quanto tempo ci hai messo per guadagnare i soldi che ti richiede di spendere: lo vale, il tuo tempo?
Se hai qualche dubbio, prova a posticipare l’acquisto di qualche giorno e nota se magari, a distanza di qualche tempo, ti sembra ancora una buona idea farlo, o se invece sei più felice di dedicarti ad altro.


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