Keep your practice simple. Nel tradurre questa frase io e Alice siamo incappate nella parola italiana MANTENERE. E nel confrontarci e cercare un’alternativa, una traduzione valida, ho potuto immergermi in un nuovo viaggio nel potere evocativo delle parole.
Mantieni: tieni nelle mani, con le mani, per la mani. Insomma usa le tue mani per rendere le cose semplici. Lascia stare la testa, lei viaggia, corre continuamente, si riempie di parole e concetti. E cerca sempre altro nutrimento. È sempre affamata, un verme solitario la abita e noi continuiamo a dargli cibo. Informazioni, nozioni, cose da pensare, da elaborare. E quando questo non accade ci sentiamo in colpa, in torto. Come? Non sto facendo nulla per crescere? Per arricchirmi? Ansia.
La mani invece no, non pensano: fanno. E più di un poco non possono trattenere, il giusto. Prendi solo quello che puoi tenere nelle due mani, diceva la nonna. È così, non affannarti a riempire. Svuota.
Questo ci chiede la meditazione, di togliere. Di sentire il pieno che lascia lo spazio per un nuovo pieno. E di godere quella pausa tra un pieno e l’altro. Tra un pensiero e l’altro, tra un respiro e l’altro. In un processo semplice, naturale che ci appartiene in quanto parti integranti della natura. Non è necessario stare lì ogni giorno a seguire schedule, tabelle di marcia, riempirsi di libri, di Podcast, di mantra motivazionali. Delle volte basta tenere con le mani la semplicità, accarezzarla stringerla e portala al cuore. Restare a sentire il cuore che batte e accarezzare le mani con il suo rintocco. È una poesia semplice, accessibile. E proprio perché così alla nostra portata che sembra così lontana e difficile.
Una vecchia leggenda Indu racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli esseri umani erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma – signore degli Dei – decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio. Quando gli Dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi proposero la cosa seguente: “seppelliamo la divinità dell’uomo nella Terra”. Brahma tuttavia rispose: “No, non basta. Perché l’uomo scaverà e la ritroverà”. Gli Dei, allora, replicarono: “In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani”. E di nuovo Brahma rispose: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie”. Gli Dei minori conclusero allora: “Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere sulla terra o in mare luogo alcuno che l’uomo non possa una volta raggiungere”.
Fu così che Brahma disse: “Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo: la nasconderemo nel suo lo più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla”..
A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l’uomo ha compiuto il periplo della Terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato la terra e si è immerso nel mari alla ricerca di qualcosa … che si trova dentro di lui.”
Le mani sono le appendici delle braccia e a loro volta il prolungamento del cuore. Mantenere le cose semplici significa tenere nel cuore la semplicità, supportarla attraverso esso. Con la stessa modalità di un bambino che galleggia nello stupore e cerca la verità.
Quante stelle ci sono nel cielo? Lei alza gli occhi al cielo, mi guarda, guarda il cielo e poi dice: Tre! Una due e tre. Eccole. E può tenerle con sé tra le mani. Non le trattiene, le mantiene.
Non trattenere la tua pratica, non attaccartici. Mantienila come fai con l’acqua della fontanella prima di portarla alla bocca. La tieni su, la sostieni, l’accogli, la sollevi. E poi la lasci andare. E di nuovo il vuoto.
Mantieni la tua pratica semplice. La poesia più bella che ascolterai oggi.


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