Praticare ha dei risvolti neurologici particolarmente importanti e innegabili. Grazie alla neuroplasticità, andiamo a modificare materialmente i nostri ponti neuronali, creando nuove sinapsi o rafforzando quelle già presenti, creando così di conseguenza nuove abitudini e modi di essere, o rafforzando quelli già esistenti (banalmente, Praticare aiuta a Praticare).
Ma soprattutto, creiamo nuove risposte a quello che ci circonda.
Questo perché l’amigdala, “quartier generale” dell’allerta (è lei che decide se quella che abbiamo davanti è una minaccia o meno e mette in moto meccanismi di combattimento, fuga o immobilizzazione), riesce a dilatare i tempi di osservazione e risposta agli stimoli che riceve, cosa che, consequenzialmente, ci permette di agire con più consapevolezza e in linea con i nostri valori.
Dunque Praticare – allenarsi – è importantissimo.
Ma proprio come tutti gli allenamenti, non siamo sempre nella stessa condizione psico-fisica (motivo per cui si dice che è importante mantenere una Mente del Principiante). Aspettarsi di arrivare alla perfezione a forza di praticare è irrealistico e porta solo a frustrazione, fallimento e, in extremis, all’abbandono della Pratica stessa. Semplicemente perché pretendiamo di riuscire a fare una cosa che non si può fare.
In qualsiasi momento, infatti, anche dopo 100 anni in cima al cucuzzolo dell’Himalaya, la mente continuerà a vagare e io potrò avere un periodo/giorno/istante di grande tumulto emotivo che mi farà distrarre, che mi farà sbirciare quanto manca, o che mi farà saltare una pratica.
C’è poi da tenere a fuoco anche un altro aspetto fondamentale: la Pratica non è un’esercitazione che allena alla performance. Nella Pratica non siamo atleti agonisti, né professionisti alla ricerca di un continuo miglioramento delle nostre capacità e competenze.
E le nostre possibilità di Praticare non mutano nel tempo in dipendenza dall’età e dalla nostra condizione fisica. Muta la Pratica, non la possibilità di Praticare.
Quindi quando Pratichiamo non dobbiamo arrivare da nessuna parte e non esiste un determinato livello raggiunto il quale possiamo stabilire che stiamo facendo bene.
Quello che alleniamo con la Pratica, infatti, è il nostro non-bisogno di arrivare da qualche parte, se non in quel preciso istante in cui ci troviamo. E viverlo a pieno, entrarci pienamente, farne esperienza fino in fondo, qualunque sia l’emozione che stiamo provando, qualunque cosa stia accadendo intorno o dentro a noi.
Praticando, alleniamo la capacità di lasciar andare il nostro profondo bisogno (personale e collettivo) di perfezione e primato, di essere altrove rispetto a dove ci troviamo, di aver bisogno di altro, di dover tagliare un qualche traguardo per essere felici.
Insomma, è un allenamento fine a se stesso. Pratichiamo per praticare, non per fare altro. Pratichiamo per (imparare a) vivere quello che la Pratica ci porta.
Proprio per questo, il fatto che ogni volta arriviamo alla Pratica con un punto di partenza psico-fisico diverso, rende ogni Pratica diversissima da quella del giorno prima o del giorno dopo. Se non addirittura una pratica diversissima da sé stessa a seconda del momento della stessa pratica. Potrei dire che ogni momento di Pratica è una pratica del tutto a sé stante.
Insomma, per certi versi si può dire che l’esperienza nella pratica non esiste, perché nessuno, nemmeno noi, possiamo aver fatto esperienza in passato del preciso istante che stiamo vivendo adesso. Esiste l’allenamento, esiste la neuroplasticità ed esiste la testimonianza per similitune o divergenza, ma nessuno è più esperto di un altro. Mai. Nemmeno di se stessi.
Tutto questo per dire: siamo tutti fatti per Praticare, sappiamo tutti praticare “bene”, non esiste chi è meglio e chi è peggio, non esistono livelli da raggiungere. Esistiamo solo noi con il nostro presente e l’allenamento a viverci il più in contatto possibile.
E quindi come si fa? Si comincia, e basta. Ci si confronta. Si prova. Si osserva. Si pratica. E basta.
Se vuoi iniziare, il consiglio che ti dò è di non aspettare che arrivi il momento giusto, o di essere pronta o pronto. Inizia e basta. Nella sezione del sito Corsi e Iniziative ci sono molti modi per farlo, oppure puoi unirti al Gruppo di Pratica. Vuoi fare due chiacchiere per capire quale potrebbe essere la scelta più adatta a te? Scrivimi a alice.c.bellini@gmail.com
Ti aspettiamo.

