Rieccomi ad interrogare le parole. Perché mi affascinano così tanto, mi chiedo? Come penserei senza? Penserei? Sento dentro le parole tutta la storia di chi le ha usate, l’urgenza creativa di chi le ha composte, di chi ha sentito la necessità di esprimere un sentimento e ha trovato un alfabeto per cucirlo. Cavalco il processo mentale di chi mi ci ha portato, verso quel sentire. E mi innamoro ogni giorno della ricchezza del linguaggio che scava e crea mondi e possibilità. Oggi entro nella dimensione del gioco. Dello scherzo. Del ludico.
“La realtà è solo un’illusione! Sei un illuso, non illuderti!”
Illusione, In-ludere, entrare nel gioco. Delusione, quando si esce. E nel mezzo? Il gioco. WOW. Quasi piango davanti a questa rivelazione. Quindi ci illudiamo quando entriamo nel gioco e la delusione arriva quando finisce. Magnifico. E allora perché abbiamo così timore dell’illusione, mi chiedo? Di entrare nel gioco? Perché finisce? Perché ci si può perdere e credere che sia reale? Non vi chiedo: cosa è reale, che partirebbe un saggio. Ma, cosa c’è dentro il gioco?
Il gioco è quella cosa che ci prepara alla vita, che ha un inizio, ha un contesto, delle regole che valgono in quello spazio-tempo, e una fine. È quella dimensione in cui il bambino inizia a prendere contatto con se stesso e con le circostanze sapendo che poi ritorna. È quello spazio in cui può sperimentare e vi è un margine di libertà che esula dalla responsabilità. Ma che meraviglia.
Più vado avanti e più l’illusione mi sembra un posto fantastico. Mi sembra che lì si possa coltivare senza aspettarsi i frutti, si può fare l’astronauta senza essere ingegnere, si può distruggere senza perdere. Il gioco è quel momento in cui vedi un’ombra che ti spaventa, ti vivi la paura e poi scopri che dietro l’ombra ci sono due stecchette e un pupazzo. Hai sperimentato la paura, l’hai potuta vivere in uno spazio protetto e poi hai scoperto che era un’illusione, un gioco. Quante volte non andiamo a vedere dietro al sipario a curiosare nei nostri timori? Perché non lo facciamo? Abbiamo paura della delusione, mi chiedo?
Quand’è che temiamo l’illusione e diventa pericolosa? Quando, forse, non sappiamo dargli una fine e ci troviamo incastrati nel gioco? Quando non sappiamo più uscire dal gioco? Azzardo, quando ne rimaniamo attaccati…? Quando la mamma dice “esci dall’acqua”, ma tu vuoi continuare a giocare con il tuo migliore amico e vuoi restare lì, a sperimentare, ad impastare, a giocare con le forme, a lanciare schizzi d’acqua in aria immaginando diamanti. E ti vengono le labbra viola, inizi a tremare, ma comunque quel gioco ti sembra meglio del tornare a casa, del fare la doccia e prepararti per la buonanotte.
Se il gioco non finisce, se non arriva la delusione, l’uscita, allora quella dimensione sta diventando reale. E in una realtà così ci si perde. Non si trova la via d’uscita. Perché tutte le possibilità coesistono. E la direzione svanisce. Accettare la delusione, significa accettare la fine, il ritorno. Non volersi illudere significa non darsi la possibilità di sperimentare.
Negli ultimi mesi ho iniziato a giocare a scacchi, questo mi ha dato una grande mano. Ho potuto sperimentare la tensione, la mia incapacità di muovermi, la gioia della buona mossa, l’attesa, il cambio repentino di strategia, l’intuito. Se non mi fossi seduta al tavolo non avrei potuto esportare il gioco fuori, nella vita quotidiana. Avendo già avuto un banco di prova che mi ha permesso di misurarmi, alcune situazioni le ho dovute solo ri-conoscere.
Quel momento ludico mi è tornato utile. Nella pratica dello Yoga incontriamo due termini, Maya, l’illusione e la Moksha, la liberazione da questa. Si dice che tutti noi viviamo in Maya, fino a che non ci liberiamo. Può servirci vivere in Maya per abbracciare poi la liberazione? Non so rispondere e torno alla prima domanda: cosa c’è dentro il gioco? Mi esce la parola possibilità. Nel gioco giace la possibilità. E nella fine del gioco, nella delusione, giace l’inizio, il passaggio, verso una nuova dimensione di opportunità, verso la liberazione.
Quali sono stati i tuoi giochi preferiti? Quali strumenti quei giochi ti hanno dato per affrontare la tua vita da adulto? Quali delusioni ti hanno aperto a una nuova possibilità?


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