di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
E se ti dicessi che le emozioni positive, tra le varie funzioni che svolgono per il nostro organismo e per il nostro rapporto con l’ambiente e con gli altri, possono influenzare e modificare effetti successivi di emozioni negative?
È la Undoing Hypothesis, o Ipotesi della Neutralizzazione, di Fredrickson e Levenson. Secondo questa ipotesi (ormai comprovata), le emozioni positive svolgono una funzione essenziale nella regolazione degli effetti negativi delle emozioni negative. Quest’ultime, se si manifestano in modo ricorrente e prolungato – specialmente nella loro versione acuta – possono essere una vera e propria minaccia per la nostra salute non solo mentale, ma anche fisica.
Le emozioni positive possono essere un potente alleato per lenire e, in alcuni casi, neutralizzare le conseguenze negative e stressanti. Esporsi a stati emotivi positivi porta, infatti, benefici come la riduzione del livello di attivazione cardiovascolare (cioè l’arousal) che deriva da emozioni negative, come anche l’abbassamento dei livelli di cortisolo (ormone dello stress).
Dunque, l’evidenza degli effetti della Undoing Hypothesis ci dimostra come le persone possono aumentare i livelli di benessere e salute psico-fisica coltivando in determinati momenti opportuni – come, ad esempio, le pratiche formali di mindfulness – delle esperienze di emozioni positive per affrontare emozioni negative successive.
Un po’ come quando diciamo: mi tengo in forma per poter poter ballare con gli amici, portare in braccio i miei figli, correre in un prato e viaggiare.
Una delle emozioni positive più forti, profonde e coltivabili è la gratitudine. I benefici che ottiene chi coltiva questo tipo di emozione sono ormai comprovati scientificamente in lungo e in largo (*ti metto un po’ di benefici alla fine di questo episodio, perché per me sono stati rivelatori).
Quindi, in base a quanto detto, oggi ti sparo un bell’esercizio praticone di mindfulness…sarà facile, te lo prometto!
Esercizio Praticone per la Gratitudine
Innanzi tutto, ti consiglio di usare un taccuino apposito per questo esercizio; i motivi sono diversi:
- Gli schermi non stimolano positivamente il nostro cervello
- Le notifiche sarebbero una distrazione
- È un modo per creare un rituale che ti aiuti a dare continuità a questo esercizio
- C’è una tridimensionalità sensoriale che stimola positivamente il cervello, incluso il gesto della scrittura che le mani compiono
A questo punto, è semplicissimo.
Ogni giorno, prima di andare a dormire, appunta almeno 3 aspetti della tua giornata per cui essere grato. Può essere qualsiasi cosa: dalle persone, a quello che hai mangiato, qualcosa che hai fatto (meglio se lo tieni positivo. Ad esempio, se sei riuscito a NON litigare con qualcuno, magari potrai scrivere che sei riuscita a mantenere un atteggiamento conciliante e costruttivo, o la calma. E così via.), elementi naturali che hai notato, pensieri, emozioni…quello che vuoi, purché ti renda grato!
È importante che siano almeno 3, ma se ne vuoi aggiungerne anche altri, va benissimo!
Alla fine della settimana, prenditi un momento per leggerli tutti. E poi continua.
Ti consiglio di portare avanti questo esercizio per diversi mesi. A volte sarà più difficile, altre più facile. È importante che tu lo faccia sempre, anche nei giorni più bui – anzi, soprattutto nei giorni più bui. Almeno 3 cose.
Ti consiglio questo perché si tratta di un vero e proprio allenamento per il cervello. E, come forse già sai, l’allenamento non è una questione di qualche giorno, ma di mesi.
Quando comincerai a sentire i primi benefici, non fermarti. Vuol dire che sta funzionando, non che sei arrivato e non ne hai più bisogno.
E se ti va, fammi sapere come va! Per me, è stato rivoluzionario.
Vuoi approfondire altri esercizi praticoni? Il Personal Sustainability Institute ti offre tantissime opportunità. Oppure scrivimi, ci facciamo due chiacchiere e troviamo insieme una quadra per farti accedere a una vita più sana, benefica e ricca di soddisfazione.
Ti aspetto!
Con gratitudine,
Alice
I benefici della gratitudine:
1. Riduce lo stress e l’ansia:
- La gratitudine attiva il sistema neurotrasmettitore GABA, che ha un effetto calmante sul cervello, riducendo l’attività dell’amigdala, la sede della paura e dell’ansia (Seligman et al., 2005; Davis et al., 2010).
- Aumenta la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa, contrastando gli effetti negativi dello stress cronico (Sokal et al., 2015).
2. Migliora l’umore e la felicità:
- Praticare la gratitudine aumenta l’attività in aree del cervello associate al piacere e alla positività, come la corteccia prefrontale dorsolaterale e il nucleo accumbens (Wood et al., 2015; Kim et al., 2012).
- Questo porta a un aumento dei sentimenti di gioia, ottimismo e felicità generale (Watkins et al., 2003; Seligman et al., 2005).
3. Rafforza i legami sociali:
- La gratitudine promuove l’empatia e la compassione, aumentando la capacità di connettersi con gli altri e di costruire relazioni positive (Emmons & McCullough, 2003; McCullough et al., 2002).
- Questo può portare a una maggiore sensazione di appartenenza e sostegno sociale, che a sua volta favorisce il benessere mentale (Liubomirsky et al., 2005).
4. Migliora la qualità del sonno:
- La gratitudine aiuta a ridurre i pensieri negativi e le ruminazioni notturne, che spesso interferiscono con il sonno (Snell et al., 2018).
- Promuove il rilascio di melatonina, l’ormone del sonno, favorendo un sonno più ristoratore
5. Aumenta la resilienza:
- La gratitudine aiuta le persone ad affrontare le avversità e i momenti di difficoltà con maggiore forza e positività (Fredrickson et al., 2008; Tedeschi et al., 2015).
- Le persone grate tendono ad avere una maggiore capacità di recupero di fronte agli stress e ai traumi (Bryant & Knight, 2010).
6. Migliora la funzione cognitiva:
- La gratitudine può migliorare la memoria, l’attenzione e la capacità di elaborazione delle informazioni (Giordano et al., 2016; Souza et al., 2015).
- Questo può portare a un miglioramento del rendimento scolastico e lavorativo (Emmons & Shelton, 2007).


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