Che soddisfazione!

di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷

  • Raggiungevo un obiettivo (da un punto di vista di performance) e quel raggiungimento non aveva il sapore di “vittoria” che mi aspettavo, perché io non mi sentivo di valere di più. Cominciavo a cercare questo valore ovunque, negli angoli, sotto il divano, nei cassetti. E mi sentivo persa e anche un po’ tradita dall’aspettativa che, raggiunto quel traguardo, CE L’AVREI FATTA. Raggiunto quel traguardo, SAREI STATA FELICE. E invece stavo quasi peggio di prima.
  • Raggiungevo un obiettivo (sempre da un punto di vista di performance) e subito pensavo a quello dopo. “Bene”, mi dicevo, “ora subito al prossimo, forza forza che non c’è tempo da perdere, qua non si molla un cazzo, che chi dorme non piglia pesci” – aiutame a dì: foga!
  • Raggiungevo un obiettivo (sì sì, sempre in ottica di performance) e puntualmente sminuivo quello che era per successo, o perché “dopotutto non ho fatto niente di che”; o perché mi sembrava il minimo, dopo tutto lo sforzo (notare, mi ero sforzata, non ci avevo provato molto gusto!) che ci avevo messo, aver tagliato quel traguardo; o perché pensavo che provare troppa gioia fosse un segno di stupidità – dopotutto, nella società della performance, il burnout è un badge d’onore. Se dici che stai bene, che sei felice, non sei nessuno. No?
Il corpo vuole la sua parte
  • Prendermi un momento prima di intraprendere attività o rapporti che me lo possano provocare, per chiedermi se ne valga davvero la pena – perché comunque il mio benessere mentale e la mia calma interiore sono l’obiettivo, non la performance

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