di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
Ottobre è appena iniziato e già sembra che dalle ultime vacanze siano passati eoni, o sbaglio? Già siamo tutti belli affaticati e sopraffatti dai mille impegni che nemmeno sappiamo come sia possibile che siano così tanti…eppure!
Mi rendo conto, sono supposizioni, ma qualcosa mi dice, guardandomi intorno – ma soprattutto guardandomi dentro – che un po’ c’ho azzeccato.
“Avrei bisogno di un anno di vacanza. Un anno di completa nullafacenza”.
Ti è mai capitato di pensarlo?
Io l’ho pensato per una vita. E ancora mi capita, nonostante tutto quello che sto per scrivere.
Inizialmente pensavo fosse una sensazione legata alla soddisfazione (o meno) per il lavoro svolto: “ama ciò che fai e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita”, oppure “costruisciti un lavoro che ami e ogni giorno sarà una vacanza”…no?
Beh, no.
La soddisfazione in questo caso c’entra solo marginalmente. Certo, se mi dedico a lavori che non mi appassionano, la sensazione di fatica e di aver bisogno di una vacanza diventa ancora più forte, ma questo bisogno getta radici ancora più profonde. Fermarsi alla passione per il proprio lavoro è limitante e fa il gioco di quel miraggio sociale per il quale, se fai quello che ami, allora hai vinto. Ma questo genera ovviamente moltissima frustrazione: e se non faccio un lavoro che amo? Allora non potrò mai vincere? Allora non potrò mai avere una vita che mi soddisfa? Allora non valgo abbastanza?
Quelle radici vanno cercate in altri luoghi.
Un po’ perché qualsiasi lavoro, a lungo andare, diventa meno avvincente.
Ma soprattutto perché anche le cose più belle, se fatte troppo intensamente e senza riposo, portano al burn out – o comunque ad un forte affaticamento.
Costruire una vita da cui non ho bisogno di prendermi una vacanza per me significa solo una cosa: costruire una routine per cui c’è il giusto spazio per il riposo.
E non parlo solo di dormire (che comunque è alla base del benessere psico-fisico). Parlo di un riposo più esteso, dell’anima. Un riposo fatto di momenti in cui assaporo ciò che mi fa stare bene: le persone che amo, scrivere, meditare, i miei amici umani e non, la natura, prendermi cura delle piante, stare sul divano per un po’ a non fare assolutamente nulla, fare l’orto, fare sport (no, cucinare non è ancora nella mia lista, ma ce la farò!).
Perché non so bene come altro dirlo, se non nel seguente banalissimo modo: non siamo nati per lavorare.
Può essere avvincente, interessante, se non addirittura motivo di orgoglio e passione, ma il nostro corpo e la nostra mente non sono fatti per lavorare. Non così tanto. Non così forsennatamente. Non come se fosse motivo di valore o disvalore. Non così come lavoriamo nella società della performance del 2024.
Non siamo fatti per basare tutta la nostra esistenza, il nostro benessere psico-fisico e la nostra identità sul nostro lavoro. Anche fosse il lavoro più bello, appassionante e stupendissimo del mondo. A un certo punto, ci logora comunque, se non è bilanciato in modo equilibrato e armonioso con momenti di profondo riposo, del corpo, della mente e dell’anima.
Potrei aggiungere la metafora dell’atleta che senza riposo non riuscirebbe mai a fare quello che di mirabolante fa – ma te la risparmierò!
Scherzi a parte, so che – specialmente ad oggi – non è facile combattere il senso di dovere o di colpa che sale quando prendiamo anche solo in considerazione l’idea di lavorare di meno e vivere di più.
La sensazione di non essere abbastanza valida e non poter arrivare da nessuna parte;
di essere una viziata che non ha idea di cosa significhi faticare;
Il senso di colpa legato al poter fare di più, ma scegliere di non farlo;
La paura di deludere qualcuno;
Il non sentirmi all’altezza del mondo che mi circonda;
L’ansia di sprecare occasioni, perdere opportunità, farsi scappare treni che poi non tornano più;
Senza contare il famoso chihuahua nell’angolo scuro di cui ti parlavo nella scorsa newsletter.
Insomma, è davvero difficile e sfidante – la tentazione di nascondere la testa sotto la sabbia, o meglio, sotto gli impegni, il lavoro e il dovere, è sempre molto forte. E il senso di inadeguatezza che urla non aiuta.
La panacea
E allora come si fa?
Con la consapevolezza, panacea per la vita.
La consapevolezza è l’alleata che mi aiuta ad andare oltre la paura. A sentirla, ma a non farmi fermare e rimanere ben salda sul presente e sulle mie intenzioni.
Mi aiuta a non farmi trasportare via dalla “mente che mente”, con tutti i suoi giudizi e le sue proiezioni disastrose.
Mi aiuta ad andare avanti nonostante il disagio, la sensazione di esposizione, o il poco comfort che ne deriva.
Mi aiuta a uscire dal rimuginio dei pensieri ed entrare nel corpo – che ha un disperato bisogno di riposo, nonostante il senso d’allerta che mi dice che, se mi fermo, sono spacciata.
Ed è anche l’alleata che trasforma il bisogno di una vacanza in un campanello d’allarme: significa che sto esagerando, che qualcosa non va, e che ho bisogno rivedere la mia giornata (o le mie abitudini di vita in generale) e riallinearmi ai miei reali bisogni, valori e priorità.
Diciamo che quando sento il bisogno di una vacanza è sempre un ottimo momento per rivedere la mia ToDo List e riallinearla alla mia ToBe List.
Insomma, considero questo bisogno un po’ alla stregua della fame o della sete: è il corpo che mi manda un messaggio. E io ho scelto che è importante coglierlo, tanto quanto è importante bere, mangiare o, per restare in tema, dormire.
E non perché io non voglia lavorare, ma perché voglio anche – e soprattutto – vivere, che per me significa, prima di tutto, dare ampio spazio agli affetti, al contatto con la natura e a una vita allineata ai miei valori.
E senza la consapevolezza questo non sarei mai riuscita a capirlo.
Come alleno la consapevolezza? Praticando la mindfulness nelle sue molteplici forme. Se vuoi provare anche tu, con il Personal Sustainability Institute abbiamo creato tante opportunità, a seconda dei tuoi bisogni e delle tue abitudini. Vieni a scoprirle tutte. Oppure scrivimi: ci facciamo due chiacchiere e scopriamo insieme cosa fa più al caso tuo. Ti aspetto!
Con gratitudine,
Alice 🐘 Bellini


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