di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
Quello che mi terrorizzava, prima di decidere che volevo essere, prima di tutto, felice e soddisfatta e prima di intraprendere, quindi, questo percorso sia umano che professionale, era il fatto che non fossi all’altezza. Che non fossi adatta. Che sarei risultata drammaticamente ridicola.
Uscivo dalle call con Paolo tutta entusiasta e carica a pallettoni per le nuove idee e per i nuovi progetti che erano nati… e poi, puntualmente, arrivavano i pensieri limitanti ad assalirmi.
Sì vabbè, ma chi sono io per propormi come guida di mindfulness per altre persone?
Sì vabbè, ma chi sono io per parlare di consapevolezza?
Sì vabbè, ma chi sono io per guidare le persone in un percorso di crescita personale?
Quanto tempo passerà prima che tutti si rendano conto che sono una terribile truffa?
Quante me ne diranno dietro?
Mi sentivo ancora così piena di cose da imparare, così vuota di valore e significato. Mi sentivo ancora così profondamente imperfetta. Ero, anzi, sono tuttora terrorizzata da questo sentire. Mi capita più o meno ogni volta che devo fare qualcosa di nuovo, o che devo espormi.
Nella vita di tutti i giorni mi arrabbio spesso, arrivando anche a usare toni che non mi piacciono e non mi rappresentano. Insomma, sbrocco pure io; entro in ansia – e magari ci resto anche per diversi giorni; spesso faccio cose completamente incoerenti con quello che desidero per me stessa. Insomma, ‘na tragedia per una perfezionista come me.
Ascoltandomi, ho capito che questo terrore di espormi, nel mio essere così imperfetta, dipende anche molto dal timore del giudizio degli altri. Di tutto quello che potrebbero dire. Tutti mi sembrano molto più qualificati/perfetti/capaci/adatti di me.
Ma non mi bastava questa consapevolezza. C’era qualcosa che ancora non avevo colto che non mi permetteva di spiccare il famoso volo.
Allora, per lungo tempo, mi sono guardata intorno e alla fine, il 25 Aprile di quest’anno, mi sono detta: LI-BE-RA-TI, ché nessuno è perfetto! (c’è pure la puntata del podcast)
“Hai studiato/stai studiando/stai facendo tutti i compitini giusti per offrire con competenza il servizio che offri?”, mi sono chiesta.
“Sì”. Bene.
“Stai dando il 100% che puoi dare per fare quello che vuoi fare al meglissimo?”
“Sì”.
“Apposto, tutto il resto è mero giudizio e lascia il tempo che trova”.
Credo che questo sia uno dei pensieri limitanti più diffusi tra le persone che si bloccano quando decidono di intraprendere un cambiamento, o iniziare qualcosa di nuovo: e se poi non sono perfetta nel metterlo in atto? E se poi non mi riesce esattamente come dico io, senza mai sbagliare un colpo? E però come faccio a presentarmi così, se fino ad oggi sono stata colà?
Bloccatissima, in una narrativa del passato che non lascia scampo – ma che, diciamocelo, è anche una gran bella zona di comfort!
La perfezione non ha niente a che fare con il cambiamento e la crescita personale. Se proprio la vogliamo dire tutta, la perfezione non ha niente a che fare con assolutamente nulla nella vita.
Crescere, evolvere, migliorare: non significano diventare perfetti, ma solo avvicinarsi un po’ di più a quello che ci rende felici, quello che ci permette di vivere una vita di valore, quello che ci permette di essere soddisfatti.
Riuscire a fare delle scelte che mi soddisfano: questo, per me, significa essere sul mio percorso di crescita personale.
Gli strumenti che mi aiutano sono tanti e nessuno di questi è un metro per misurare la mia perfezione.
E poi, alla fine di tutto questo “momento” di terrore, mi sono andata a rileggere una citazione di Theodore Roosevelt, che lessi per la prima volta nel libro Daring Greatly di Brené Brown che recita così:
“Non è colui che critica che conta, né colui che indica quando gli altri inciampano, o che commenta là dove qualcun altro avrebbe potuto fare meglio. Quella che conta è la persona che sta dentro all’arena. La persona il cui il viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, sapendo che non c’è impresa priva di errori e mancanze; ma che comunque s’impegna per compiere le sue azioni; che sa entusiasmarsi e impegnarsi fino in fondo; che si spende per una causa di valore. La persona che, quando le cose vanno bene, conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato fino all’ultimo.”
E così ho deciso di entrare nella mia, di arena. Di abbandonare questo bisogno di perfezione che mi avrebbe reso vulnerabile al giudizio altrui, restando ben salda sulle mie azioni, sulle mie scelte, ma soprattutto sul mio presente, qui e ora – cercando di distrarmi il meno possibile, ma sapendo comunque che accadrà.
E meno male, perché almeno mi posso allenare!
Non lasciare che un pensiero limitante ti precluda la magnifica opportunità che ti aspetta dall’altra parte.
È così che ho creato questa Newsletter e in generale il progetto Lotus Lab del Personal Sustainability Institute: con l’intenzione di mettere a disposizione di chi vuole abbracciare il valore e la soddisfazione della propria vita tutti gli strumenti che ho acquisito finora e che mi hanno aiutato a fare altrettanto.
Vuoi provare a entrare nella tua arena? A vivere oltre quello che ti spaventa e abbracciando quello che invece ti accende gli occhi di entusiasmo e felicità? Allora iscriviti a questa newsletter, oppure scrivimi. Ci facciamo una chiacchierata e scopriamo insieme di cosa hai più bisogno.
Ti aspetto.
Con gratitudine,
Alice 🐘 Bellini


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