di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
Sono stanca, confusa e affaticata. Ho una serie di questioni personali (che per me hanno grande importanza per il raggiungimento di una vita felice) a cui avrei bisogno di dedicare le mie energie e le mie emozioni, ma mi hanno insegnato che nella vita professionale non c’è spazio per me, per altre questioni, per come sto veramente. Mi hanno insegnato a mascherare. La performance viene prima di qualsiasi cosa. E poi, se sei triste, non sei una persona piacevole.
Mi hanno insegnato che bisogna essere sempre felici, sempre sorridenti, sempre a cavalcare l’onda come una vera surfer Australiana delle pubblicità, bella e impossibile. Tu “think positive” che tutto si aggiusta.
Così, quando sono nel pieno della mia umanità, mi sento sbagliata e inadeguata.
A quel punto il mio giudicarmi e giudicare schizza alle stelle, ogni cosa mi “trigghera” all’ennesima potenza e io mi sento sbagliata il doppio, perché non sono nemmeno mindful come dovrei essere.
Comincio a sentirmi un fallimento: non dovrebbe essere così, tutta questa negatività non le dovrei sentire, tutta questa insofferenza, tutto questo giudizio – Non va bene.
E più metto la maschera, più mi frustro, più mi sento sbagliata, più mi stanco. E più non so che fare.
Uscire dal loop
Un tempo, assumevo un comportamento estremamente distruttivo, chiedendo attenzione e supporto digrignando i denti e “tirando oggetti”.
Ad oggi, a forza di allenarmi con la Pratica, ho imparato ad aspettare, sapendo che prima o poi il punto di vista cambia, che la consapevolezza viene a galla e la risposta in linea con i miei valori e i miei reali desideri arriva sempre – ci posso contare, come un’amica carissima. Possiamo tutti fidarci sempre di questo ‘superpotere’, se scegliamo di farlo emergere.
Questo perché nella mindfulness e nella meditazione, come anche nelle altre pratiche che ci aiutano a trovare un equilibrio e un benessere stabile dal punto di vista psico-fisico, non c’è perfezione – né la sua pretesa.
Non diventiamo immuni alla tristezza, alla rabbia, alla frustrazione. Non diventiamo immuni all’irritabilità. Non diventiamo immuni al giudizio. Non ci viene richiesto di essere diversi, stare bene a tutti i costi, mascherare.
L’obiettivo non è quello. L’obiettivo non è necessariamente sentirsi bene, ma sentire bene quello che proviamo. Riconoscerlo, dargli spazio e dignità d’esistere.
Mindfulness e meditazione mi aiutano a riconoscere il mio sentire e le mie emozioni e farne esperienza senza farmi sopraffare da esse. Mi aiutano anche a prendermene la responsabilità: capire che è un sentire mio, che non dipende da nessun altro. Sono io che scelgo di soffrire, invece che trasformare il mio dolore in un maestro, facendolo diventare un’opportunità di crescita. Mi aiutano a verbalizzarlo in modo non-violento. E, laddove possibile, a lasciar andare quello che riconosco farmi male, voltandomi verso nuovi orizzonti – o semplicemente togliendomi da quell’esperienza.
Di sicuro, mi aiutano a non mettere quella maschera e forzarmi all’interno di schemi e modalità che non mi appartengono. Mi aiutano ad accettare quello che c’è dietro alla maschera. Mi aiutano ad accettare che non sono Wonder Woman e che sì, ho delle emozioni spiacevoli e che sì, esiste pure lo stare male. Che non sono immune. Che sono umana.
Accettare l’imperfezione è fondamentale per non cadere nella frustrazione della performance, che ci vorrebbe tutti guru di una vita meravigliosa, incredibile e illuminata.
Il sentire negativo non è sbagliato o da allontanare: come ogni tipo di sentire, è importantissimo riconoscerlo, validarlo, ascoltarlo, provarlo e ringraziarlo. Senza considerarci persone meno valide perché proviamo sentimenti negativi.
E se ancora non ci sentiamo pronti ad accogliere il negativo, può intanto essere un primo passo quello di riconoscerlo e, invece che mascherarlo, aspettare: la risposta in linea con i nostri valori arriva, sempre.
La risposta è no
Una cosa è certa: ho imparato che per me la risposta è no, la vita professionale non viene prima di tutto. Prima di tutto devo stare bene io, affinché tutto il resto possa funzionare e darmi una vita che mi permetta di coltivare anche la mia salute, sia mentale che fisica.
Per me la risposta è che no, non voglio indossare maschere, non voglio essere immune. Voglio essere umana e vivermi la mia umanità come il dono fantastico che è.
No, non voglio “think positive”, voglio accogliere il mio negativo, voglio ascoltarlo, voglio capire da dove viene.
E sì, tutto questo è molto mindful. Perché mindfulness è vivere appieno, in modo autentico, intenzionale e privo di giudizio quello che sta accadendo nel mio Presente, farne esperienza, imparare a viverci insieme – anche se è poco glamour.
Vuoi provare?
Insomma, mindfulness e meditazione mi aiutano ogni giorno ad essere libera.
Vuoi provare? Allora ti invito al The Garden del Personal Sustainability Institute: gli incontri settimanali sono il contesto perfetto per imparare a meditare, apprendere nuove tecniche e trovare spazio per confronti e consigli.
Per maggiori info, scrivimi: alice.c.bellini@gmail.com
Con gratitudine,
Alice


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