di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
In psicologia, secondo la corrente della Gestalt, potrei dire che chiudere i cerchi è una necessità umana. Parafrasando: dare un senso alle cose, unire i puntini e trovare una figura che ci soddisfi. È il motivo per cui, ad esempio, se vediamo un O a cui manca un pezzettino, la nostra mente ne farà automaticamente un cerchio chiuso. Funzioniamo così.
E anche per me è andata più o meno così. Dalla Pratica sono passata allo Zero Waste per poi ritornare alla Pratica e ora unirle in un cerchio senza inizio né fine, ma in cui ogni punto è profondamente interconnesso agli altri, formando una figura armonica, che dà un senso a tutte le mie azioni e le mie scelte.
E ad oggi mi ritrovo a dire che la Pratica è il mio tool numero uno per una vita sostenibile e Zero Waste. Ma come è successo?
Rumore ed Equilibrio
A livello fisiologico, il rumore è l’insieme di stimoli che rende più difficile focalizzarci su una specifica percezione. Non parliamo solo di udito, ma di tutti i sensi e anche di tutto il “vociare” che spesso abbiamo dentro. Insomma, per dirla in breve, più “rumore” c’è, più è difficile focalizzarsi su qualcosa. La propriocezione, invece, è la nostra capacità di individuare la nostra posizione nello spazio, funzionale, ad esempio, allo stare in equilibrio.
Andiamo su un piano più metaforico: il rumore della società in cui viviamo, con tutte le aspettative, i falsi miti e i bisogni indotti con cui ci rimpinza ogni giorno, è davvero assordante e riuscire a sentire quello che davvero ci rende felici, quello di cui davvero abbiamo bisogno, è pressoché impossibile, a meno che non alleniamo la nostra sensorialità (esterna ed interna) a prestare attenzione e a diventare abbastanza sensibile da alzare la nostra soglia di percezione e riuscire a mettere a fuoco, all’interno del grande marasma, quello che davvero ci fa stare bene.
E la Pratica ci aiuta a farlo. È l’allenamento di cui abbiamo tutti bisogno.
Sempre continuando su un piano più metaforico, il pilota automatico che ci permette di non cadere molto spesso non ci fa stare in una reale condizione di equilibrio e omeostasi. Si direbbe che è più una forza d’inerzia che una propriocezione che, sempre per il rumore di cui sopra, non è mai stata realmente allenata. Se quello che in questo momento ci tiene “in piedi” si spostasse, molto probabilmente cadremmo, e non perché siamo deboli o stupidi, ma perché non siamo allenati. Siamo abituati a posture faticose, compensative, magari un po’ tese e in apnea, che servono a tenerci in piedi e fare quello che dobbiamo fare, ma di certo la nostra schiena non è dritta e il nostro respiro non fluisce come dovrebbe.
E la Pratica aiuta ad allenare anche questo.
Il rumore è una forma di inquinamento. Non permette di ascoltare limpidamente. Anche il pilota automatico lo è. Entrambi non ci permettono di vivere in modo sostenibile, perché richiedono uno spreco di tempo, energie, soldi e impegno che non possiamo mettere su quello che ci fa stare davvero bene. Entrambi ci convincono che comprare l’ennesimo oggetto, mangiare l’ennesimo snack, fumare, bere (e ognuno inserisca quel che preferisce) crei equilibrio e ci aiuti a raggiungere la nostra felicità.
Sostenibilità fuori, sostenibilità dentro
Quando ho iniziato a praticare yoga e meditazione nel 2013, dopo qualche mese ho anche iniziato ad acquietare il rumore e ad ascoltare.
Ho cominciato a riconoscere i bisogni reali e quelli indotti, i piloti automatici, o quando facevo qualcosa con poca consapevolezza.
Giorno dopo giorno, riconoscevo quello che davvero mi rendeva felice. Che mi soddisfava a lungo termine. Che mi rendeva fiera di me.
Giorno dopo giorno, l’aria mi sembrava sempre più limpida, i suoni sempre più chiari ed è lì che è nato Inspire: perché tante azioni insostenibili che svolgevo nella mia quotidianità non mi rappresentavano e, fino a quel momento, erano accadute solo per una mancanza di propriocezione e attenzione.
Così è iniziato il mio impegno, insieme ad altre fantastiche donne, nel diffondere stili di vita che fossero più sostenibili, che permettessero a tutti di trovare una dimensione più gentile e amorevole, che generassero consapevolezza e che contrastassero il consumismo, grande Impero del Bisogno Indotto.
E più il mio impegno proseguiva, più la mia Pratica proseguiva, più mi appariva chiaro come non può esserci una sostenibilità fuori senza prima una sostenibilità dentro. Una è propedeutica all’altra. Necessariamente. Perché senza la consapevolezza del perché faccio una determinata cosa e quali sono i miei reali valori, bisogni e priorità, non posso cambiare nessuna abitudine. Posso modificarne le modalità, ma l’essenza rimane la stessa.
Così, proprio come con il progetto educativo ReFRESH di Inspire affianchiamo le pratiche zero waste a quelle contemplative, non ho potuto fare a meno di ritornare alla Pratica, alla sua diffusione, al suo “insegnamento”. E quindi ecco che è arrivato anche il Personal Sustainability Institute
Ad oggi, se qualcuno mi chiedesse come fare per vivere in modo più sostenibile, risponderei: MEDITA.
Se qualcuno mi chiedesse come fare a combattere l’inquinamento, risponderei: MEDITA
Se qualcuno mi chiedesse da dove partire per stare meglio ed essere più felice, risponderei: MEDITA
Sono profondamente convinta che passi tutto da lì e che il potere trasformativo della mindfulness sia pressoché infallibile.
Vuoi provare? Allora ti consiglio gli incontri settimanali del The Garden. Se vuoi saperne di più, scrivimi: alice.c.bellini@gmail.com
Con gratitudine,
Alice


Lascia un commento