di Alice Bellini dalla Newsletter Lotus Lab 🪷
L’ultima mia condivisione al gruppo settimanale di The Garden è andata più o meno così:
“Vorrei condividere il mio aggiornamento su come sta andando l’esercizio di pratica informale che sto facendo in questo periodo: 108 giorni senza lamentarsi e parlandosi come parlerei ad un’amica.
[ndr. Questo significa che, quando mi viene da lamentarmi di qualcosa, evito e poi mi chiedo cosa c’è che non va, come mai sento questo bisogno e come potrebbe essere soddisfatto]
Dopo un primo paio di settimane belle sul pezzo, per qualche giorno, non so bene perché, mi sono dimenticata di farlo. Poi una mattina, mentre meditavo, mi è ritornato alla mente.
La tentazione di giudicarmi per quella distrazione è stata forte, ma l’Amica che è in me è subito entrata in aiuto e ha indagato con curiosità e voglia d’imparare quello che era successo.
Innanzitutto, ho riconosciuto che sono stati giorni di talmente tanta stanchezza e affaticamento che, da qualche parte, la mia attenzione ha vacillato.
Continuando a curiosare, mi sono data l’opportunità di riconoscere un altro paio di cose, da cui ho potuto imparare molto.
La prima è che, avendo portato avanti l’esercizio per diversi giorni prima di distrarmi, ormai una piccola abitudine si era creata. Sicuramente nei giorni di distrazione mi sono lamentata, ma molto meno del solito. In qualche modo, ho già preso la piccola consuetudine di limitare il lamento e aumentare l’ascolto. E questo vuol dire tanto rispetto alla velocità con cui si possono sviluppare nuove tendenze. Pensavo di essere molto più lenta.
La seconda è proprio il valore dell’essere presente a me stessa. Cosa significa ESSERE PRESENTE? Dopo tanti anni di Pratica, vado matta per questa cosa che non si smette mai d’imparare.
Essere presente per qualcuno significa semplicemente esserci. Ascoltare, senza necessariamente dare consigli o opinioni, men che meno giudizi. Accogliere. Avere compassione. A volte anche pazienza.
Non è sempre bello, non è sempre piacevole, non è sempre facile. Ma ci stai, perché vuoi supportare, perché vuoi stare vicino a, perché senti che è quello di cui quella persona ha bisogno in quel momento.
E questo vale anche per me stessa. Essere presente, stare con. Ascoltarmi, accogliermi, proprio come farei con una mia cara amica, con la stessa compassione e con la stessa empatia.
Ma soprattutto, senza il bisogno quasi spasmodico (e paradossale) di lasciar andare a tutti i costi.
Prima per me esserci significava proteggermi. Significava entrare in soccorso di quello che stavo provando – sia fisicamente che emotivamente. Significava schermarmi, fare in modo di allontanare quello che mi stava dando fastidio, così da regalarmi un po’ di pace. Un’intenzione valida e nobile e piena d’amore, ma non m’aiutava.
Nel momento più buio della mia endometriosi, quando il dolore sembrava davvero insopportabile, ho praticato per imparare a stare insieme al dolore. Non per mandarlo via. Non per modificarlo. Non per difendermi. Né per crogiolarmici. Semplicemente, per imparare a starci insieme. A conoscerlo. A saperlo.
Ho imparato a fare spazio, affinché quello che è davanti a me possa rilassarsi.
Ho capito che non è chiedendogli di andarsene, scansarsi, rimpicciolirsi, stringersi o forzarsi, stretto stretto in qualche angolino buio di me stessa, che permetto a quello che c’è di prendere lo spazio necessario per trovare ristoro, per scaricare la tensione, per fermarsi un attimo a rifiatare e trovare la cura che si sente quando ci si riposa.
Per anni sono stata paradossalmente aggrappata a questo concetto del lasciar andare. Il dolore fisico, quello dell’anima, le emozioni negative, le tensioni: insomma, tutto quello che era un ostacolo alla mia pace interiore e fisica.
E più cercavo di lasciarlo andare (allontanarlo), più quello mi si riproponeva, tipo peperoni.
Poi un giorno, con l’arrivo dei dolori dell’endometriosi, mi sono detta: visto che tanto queste sensazioni non se ne vanno mai…e se imparassi a starci insieme?
E improvvisamente si sono tutte rilassate, una per una. Hanno trovato lo spazio per esprimersi e questo gli ha conferito pace e serenità. Non urlano più, non picchiettano più sulla spalla per farsi notare e, quando sono più agitate del solito, non mi si piazzano davanti, urlandomi contro pur di essere viste e ascoltate.
Stanno là, placide, in pace con se stesse, con un peso in meno sul cuore. Perché sentono che un loro posto nel mondo esiste. Perché si sentono accolte e ascoltate. Magari sentono addirittura la compagnia.
Che poi ho notato che la lamentela arriva quando, appunto, non sono presente a me stessa. Quando mi presso e mi strizzo e mi forzo e mi sforzo.
È una richiesta d’attenzione e di supporto, la paura di non farcela da sola, che non ci sia un posto per me, il bisogno di un’amica che mi ascolti – non per darmi consigli, giudizi o pareri, ma solo per esserci.
Se non sono presente a me stessa, c’è lamento. C’è sofferenza. C’è disagio. C’è chiusura. C’è giudizio.
E quindi lasciar andare il lasciar andare (nuovo paradosso? 😂) e allenarmi a stare con. Imparare a lasciare spazio. Ad accogliere l’esistenza anche di quello che non mi piace. Imparare a starci insieme.
Che non è convivere, come si vive contemporaneamente con altri 8 miliardi di estranei. È andarci a bere qualcosa al bar e passarci una serata insieme.
E improvvisamente tutto si sgonfia, tutto si placa, tutto smette di gridare così forte, di pressare, di sbattere i piedi o di incattivirsi così tanto.
Trovare il proprio posto nel mondo è una bella sensazione. Sentirsi accolti anche quando c’è qualcosa che stride un po’. Trovare quella compassione per cui non sentiamo di dover essere sempre perfetti, impeccabili e giusti”.
Poi, come sempre, ho ringraziato, ho unito le mani per far cenno che la mia condivisione era conclusa e mi sono rimessa in ascolto. E nel silenzio, ho incontrato me stessa e gli altri.
Questo ascolto cuore a cuore che si crea ogni lunedì sera, senza il bisogno di aggiungere, spiegare, consigliare, dare opinioni, è un allenamento speciale ad accogliersi ed accogliere. A stare con quello che c’è. E con chi c’è.
Se vuoi imparare a stare con anche tu, scopri The Garden.
Ti aspetto.
Con gratitudine 🤍
Alice Bellini 🐘


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